La leggenda della Capitana-amore e pirati

La leggenda della capitana

La leggenda della Capitana

Ci sono storie che narrano di fantasmi, di oscuri carri che trasportano anime dannate e di folletti portafortuna. Ma ci sono anche leggende che parlano del territorio e che ad esso sono unicamente legate, sfuggendo alla categoria delle storie “universali” che variano a seconda dell’area geografica. La leggenda della Capitana è tutto ciò che si potrebbe desiderare da una leggenda: abbiamo i pirati con le loro incursioni; abbiamo vascelli e tesori ma, soprattutto, abbiamo una storia d’amore.

La leggenda della capitana

La leggenda della capitana

Chi  non è mai rimasto affascinato dai pirati?

Una leggenda che solo quartese può essere

E’ la prima leggenda che affrontiamo ad essere saldamente radicata nella memoria quartese. La leggenda della Capitana è una delle più coinvolgenti e amate dalla popolazione: degna di una sceneggiatura cinematografica, è una grande storia d’amore che finisce in tragedia. Una leggenda con un fondo di verità perché nelle leggende, quando i personaggi non sono del tutto frutto dell’immaginazione, risultano “amplificati e alterati dalla fantasia e dalla tradizione, in una duplice esigenza di esaltazione e di esemplarità”.

La leggenda della Capitana attinge dalla realtà di fatti storici realmente accaduti tracciando, di conseguenza, un racconto di fantasia. I pirati a Quartu ci sono passati, eccome. Hanno fatto razzie e devastato il territorio in un’ epoca nella quale le contromisure non erano ancora state ancora pensate.

La leggenda si colloca proprio nel periodo storico delle invasioni piratesche. Si narra che un pirata saraceno, il più temuto, posò lo sguardo sui territori del Mediterraneo al fine di conquistarne le terre. La Sardegna, naturalmente esposta a Sud, fu uno dei principali obiettivi. Il pirata, con tutta la sua flotta, sbarcò in massa sul lato costiero di Quartu e ne conquistò i territori facendo razzie e schiavizzando la popolazione. Ma anche il più temuto dei pirati dimostrò di avere un cuore: si innamorò follemente di una sua schiava rendendola sua pari. Diventò la Capitana, sua compagna di scorrerie e fedele alleata. Le conquiste materiali, veri e propri bottini di guerra, vennero nascosti sul lato collinare, precisamente nella zona del Nuraghe Diana. Ma il pirata dovette presto far ritorno al suo ambiente naturale: quel mare che solo lui sapeva domare e che poteva tarsportarlo verso la prossima terra di conquista. Così la Capitana venne lasciata sulla terra ferma, forse per salvarla dai pericoli o forse per proteggere il tesoro. Si dice che la Capitana, oltre ad essere bella, fosse anche gentile e generosa. Si creò così un solido rapporto di convivenza con gli abitanti del luogo, che la amavano e rispettavano. Ma questo non bastava: un giorno il vascello salpò per l’ultima volta. La Capitana non rivedrà mai più il suo pirata innamorato. Ma lo aspetterà per sempre, sulla scogliera, fino al giorno della sua morte.
Pare che ancora oggi il vento che spira sulla costa quartese, mescolandosi al rumore delle onde che si infrangono sugli scogli di Is Mortorius, si unisca al pianto della Capitana nell’ attesa eterna del suo amato.

Mujahid o Kahir? La leggenda della Capitana

Tornerà?

Mujahid o Kahir? Abbandono o salvezza?

Una storia d’amore e una storia d’abbandono. Mujahid o Kahir? Secondo alcune versioni ad abbandonare la sua amata fu il primo, secondo altre versioni il secondo. Ma si trattò realmente di “abbandono”? Sappiamo dalle cronache che Mujahid si dette alla fuga come conseguenza degli avvenimenti che videro i sardi allearsi con la flotta delle repubbliche marinare di Pisa e Genova. Il tempo, poi, genera versioni che talvolta presentano piccole sfumature e varianti: alcune vogliono che, durante la fuga, egli abbandoni moglie e figlio sulla terra ferma; altre vedono l’amata  a protezione del tesoro in compagnia di poche guardie.  Sulle linee essenziali della leggenda, invece, ci sono pochi dubbi: i pirati e la località di Is Mortorius sono due certezze assolute quanto i fatti storici realmente accaduti, in un territorio che esiste e tramanda ancora le sue memorie.

E’ se invece fosse stato un estremo gesto d’amore al fine di salvarla?

Quesito al quale probabilmente non è possibile dare risposta ma che racchiude tutto il fascino di una storia che ci dice che il mito dei pirati è più che mai vivo. E, ancor meglio, se condito da una storia d’amore impossibile.

Il tesoro del nuraghe Diana

Quasi un spin-off della leggenda della Capitana è quella del Nuraghe Diana, antico sito archeologico sul lato collinare di Is Mortorius. Talvolta raccontate separatamente, le due leggende sono strettamente collegate. Se da un lato lo scenario è sempre il medesimo, ovvero quello delle invasioni, non può esserci invece racconto di pirati senza un tesoro. Il bottino colelzionato degli antenati di Bonnie & Clyde, secondo quanto raccontato dalla leggenda, venne nascosto proprio nelle vicinanze del sito nuragico.

 La leggenda della Capitana

Nuraghe Diana

Questo non ha fatto che alimentare ulteriori storie e racconti circa la veridicità di un possibile tesoro nascosto. Il desiderio di una vita stabile, senza patemi, non può che alimentare storie di fantasia su desideri che proprio celati non sono. Nelle loro storie, gli anziani, hanno spesso parlato di persone poverissime che, all’improvviso, si arrichiscono senza apparenti motivi.

Se sul fatto che un tesoro faccia sempre gola ci siano pochi dubbi, pare che molti quartesi –  fatto questo tutt’altro che fantasioso – siano andati per davvero alla ricerca del prezioso forziere decisi, una volta per tutte, a non patire più pressioni economiche e vivere finalmente di rendita. Last but not least, c’è chi racconta ancora oggi di una maledizione legata al tesoro: la punizione estrema per chi andrà a cercare il forziere maledetto sarà la morte. Chi in passato ha provato a cercare il tesoro o ignaro della diabolica maledizione (sappiamo bene quanto tradisca la superstizione e, in maniera quasi eguale, l’avidità). Ma poteva, più semplicemente, trattarsi di un bellissimo e sano spirito d’avventura e trekking ante-litteram (ne dubitiamo).

Una location degna di una leggenda: Is Mortorius

La leggenda della Capitana Una leggenda suggestiva non può che abbinarsi a una location meravigliosa come quella di Is Mortorius. Situata sulla lunga via Leonardo Da Vinci, la zona è facilmente raggiungibile partendo dal Margine Rosso e proseguendo verso verso le località di Capitana e Baia Azzurra. I suoi mari offrono scogliere e acque cristalline spettacolari che favoriscono immersioni e snorkeling. È altresì una zona particolarmente importante dal punto di vista archeologico: il vicino nuraghe Diana è la più importante testimonianza archeologica quartese. Abbiamo, dunque, il lato mare e il lato collinare “tagliati” dalla strada e due leggende indissolubilmente legate tra di loro.

Il nuraghe

Archeologicamente parlando, il nuraghe è dotato di una torre principale con copertura a tholos, è classificato tra i nuraghe complessi. Oltre la torre principale, è composto da 3 torri collegate da cortine murarie che delineano una planimetria triangolare del tipo cosiddetto a tancato. E’ stato presidio militare durante la seconda militare con l’inserimento della postazione di avvistamento in cima alla torre principale. I primi rilievi sono databili agli anni 50 del secolo scorso mentre i primi scavi risalgono all’anno 2000, ad opera del prof. Atzeni e dell’archeologa Patrizia Zuncheddu.

La costa

La leggenda della Capitana

Batteria Carlo Faldi

Sulla costa, invece, troviamo testimonianze di archeologia bellica dell’ultimo conflitto mondiale. Costruita sui resti di una vecchia tonnara negli anni ’30, la batteria Carlo Faldi, vecchio avamposto militare, è ancora lì, con il suo lascito di bunker sotterranei e batterie militari antinave scavate nella roccia. Nella zona, di quasi 7 ettari, era presente anche la torre di Mortorio, antica fortificazione costiera.

Una breve cronistoria pirastesca della Sardegna

Quartu è stata molte volte oggetto delle “attenzioni” di popolazioni che hanno tentato, con risultati alterni, di invaderla. La leggenda della Capitana non può che riprendere i fatti che realmente si sono svolti nella Quartu di una volta. Abbiamo dato ampio spazio ai pirati in occasione del nostro tour “Sant’Andrea-tra la collina e il mare”, nel quale abbiamo parlato delle varie fasi della conquista sarda da parte dei saraceni di Museto e dei Barbareschi di Kahir.

Le cronache arabe ci raccontano che tra il VIII e il X secolo le incursioni arabe sul territorio di Quartu erano frequenti e concentrate soprattutto sui versanti costieri. La più celebre è quella dell’anno 1015-1016 con Museto (Al-Amir Muhajd): fu la più duratura invasione e tentativo di conquista da parte degli arabi. L’isola, ancora impreparata e ampiamente scoperta sui versanti costieri, venne conquista senza molte difficoltà. Fu solo con l’alleanza tra sardi e le repubbliche marinare di Pisa e Genova che si riuscì a scacciare il nemico. Nel 1035 (o  secondo altre fonti il 1044) una flotta sardo-pisana distrusse tutte le sue navi e occupò la città. Secondo la tradizione, Mujahid, ormai molto anziano, venne ucciso da un soldato sardo e la sua testa fu issata sulla nave ammiraglia della flotta  giudicale, per poi essere gettata in mare aperto.

Tra il XIV e il XV secolo, invece, la città fu bersaglio di frequenti e feroci attacchi barbareschi. La spedizione più importante fu

La leggenda della Capitana

Torre costiera di Foxi (Torre Foxi)

quella del corsaro Khair, detto Barbarossa. Proprio allo scopo di arginare le invasioni, su tutto il litorale sono visibili ancora le contromisure prese dai sovrani aragonesi per limitare gli sbarchi sul fronte mare. Vennero costruite, per volere di Filippo II, oltre 150 torri costiere allo scopo di difendere le coste e avvistare il nemico. Le torri potevano comunicare tra di loro mediante l’accensione di fuochi a base di bitume.

La leggenda della Capitana ci insegna che esistono amori che durano nell’eternità e che alimentano storie e leggende. Ma una domanda aleggia ancora nelle nostre teste: era davvero una storia impossibile quella del pirata e della Capitana?

 

Illustrazioni di Michele Marescutti

Le foto del nuraghe Diana e della Torre Foxi sono di Michele Marescutti

Le foto di Is Mortorius e della Batteria Carlo Faldi sono di Riccardo Acciaro

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Fonti:

http://www.sandalyon.eu/ita/articoli/archivio/una-terra-di-magia/capitana__182.html

http://www.sandalyon.eu/ita/articoli/archivio/una-terra-di-magia/capitana__182.html

http://www.lanuovasardegna.it/tempo-libero/2017/07/14/news/i-sogni-della-capitana-nascondono-un-delitto-1.15615591

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